L’Atomica


Il timer arrivò all’ora prestabilita. I condensatori ad altra tensione iniziarono a caricarsi e piccoli elementi pirotecnici si accesero. Questi ultimi azionarono i pistoni, spingendo il tritio dentro sottili tubi metallici. Un tubo portava al primario, l’altro al secondario. Non c’era alcuna fretta e lo scopo era di mescolare le varie quantità di litio-deuterio con gli atomi di tritio ben disposti alla fusione. Il timer invio un secondo segnale: L’ora Zero.

I condensatori scaricarono, mandando un impulso lungo un filo nel cirtuito separatore. Ci volle un nanosecondo e ⅔. L’impulso entrò nel circuito separatore, utilizzando gli interuttori kyton, ogniuno dei quali era un piccolo dispositivo, estremamente rapido, che utilizzava gas di cripton autoionizzato e radioattivo per regolare le sue scariche con precisione notevole.

Utilizzando la compressione d’impulsi per accrescere l’amperaggio, il circuito separatore divise l’impulso tra 70 cavi diversi, corrispondenti a 70 detonatori. Gli impulsi raggiunsero i detonatori simultaneamente e il processo fisico di detonazione cominciò 4,4 nanosecondi dopo la trasmissione del segnale.

Non ci fu l’esplosione, bensì una implosione, dal momento che la forza esplosiva era rivolta verso l’interno, diretta verso il suo obiettivo metallico, detto “driver”. Il “driver” era formato da piccoli contenitori di tungsteno. Questi contenitori furono colpiti da una forza d’urto che viaggiava a 9800mt al secondo. Dentro il tungsteno c’èra uno strato di 1cm di berillio. Dopo di questo c’era l’uranio 235. L’esplosione era focalizzata in un punto centrale, la velocità effettiva di avvicinamento dei segmenti opposti della bomba era di 18600mt al secondo. L’obiettivo centrale degli esplosivi e dei proiettili metallici era una massa radioattiva di plutonio 239 del peso di 10kg.

Solitamente più denso del piombo, il plutonio fu così ancor più compresso dalla forza di 1milione di atmosfere dell’implosione. Le superfici esterne ed interne furono sbattute insieme e spinte a loro volta verso il centro geometrico dell’ordigno. L’atto finale provenne da un dispositivo chiamato “zipper”, reso operativo dal terzo segnale proveniente dal timer ancora intatto.

Lo “zipper” era un acceleratore di particelle miniaturizzato della forma di un asciugacepelli. Quest’ultimo sparò gli atomi di duterio verso il berillio, i neutroni, che viaggiavano al 10/100 della velocità della luce, furono generati in gran numero e diretti nel centro del primario detto “nocciolo”. Il bombardamento di neutroni entrò in una massa di plutonio che stava accellerando internamente la fissione.

Ciò che successe avvenne letteralmente in un milione di posti simultaneamente ed ogni evento fu precisamente lo stesso. Un neutrone “lento” passò abbastanza vicino al nucleo di plutonio da essere intrappolato dalla potente forza nucleare che tiene assieme i nuclei atomici. Il neutrone fu trascinato nel centro dell’atomo trasformando lo stato di energia del nucleo ospite e portandolo ad uno stato precario.

Il nucleo atomico precedentemente simmetrico cominciò a roteare vorticosamente e fu frammentato dalle fluttuazioi di forza. Nella maggior parte dei casi un neutrone o protone, scomparivano completamente trasformandosi in energia, in omaggio alla legge di Einstain E=MC².

L’energia risultante dalla scomparsa delle particelle fu sprigionata sotto forma di radiazioni gamma e x. Infine il nucleo atomico sprigionò due o tre neutroni aggiuntivi. Questa era la parte importante, il processo che aveva richiesto solo un neutrone, ora ne sprigionava altri ogniuno dei quali viaggiava a 32.000km/s attraverso la massa di plutonio.

Una reazione a catena significa semplicemente che il processo si alimenta da solo, che l’energia sprigionata è sufficente a continuare senza alcuna assistenza esterna.

La fissione del plutonio procedette in fasi dette “raddoppi”, l’energia liberata da ogni fase era il doppio della fase precedente. La velocità di aumento, cioè l’accellerazone della reazione a catena, è chiamata Alfa ed è la variabile più importante in un processo di fissione. Un Alfa a 1000 significa che il numero di raddoppi per micro-secondo è un numero pari a 2millesimi, alla fissione massima la bomba genera 10miliardi di miliardi di watt di potenza, centomila volte la capacità di generare energia del mondo intero.

Ma il processo di fissione era a malapanea iniziato, alcuni raggi gamma che viaggiavano alla velocità della luce, erano fuori dall’involucro della bomba, mentre il plutonio veniva ancora compresso dagli esplosivi. Altri raggi gamma cominciarono a colpire il secondario. La maggioranza dei gamma passò attraverso una nube di gas che solo pochi micro-secondi prima era stata l’insieme dei blocchi a esplosivo chimico.

L’intenso bombardamento della reazione fissile adiacente, riscaldò intensamente il composto di litio. Quest’ultimo fu compresso ad uno stato metallico che superava la densità del nucleo terrestre. Fu l’inizio di una reazione di fusione che generò enormi quantità di neutroni e cambiò molti degli atomi di litio in altro tritio, che si scisse per l’intensa pressione, generando così altri neutroni. Gli ulteriori neutroni invasero la massa di plutonio accrescendo così l’Alfa e causando almeno il raddoppio della potenza di fissione non accresciuta.

L’energia stava ora fluendo nel secondario, i filamenti rivestiti di metallo si trasformarono in plasma in un lampo, premendo verso l’interno del secondario. L’energia raggiante in quantità introvabili perfino sulla superficie del sole, vaporizzò, ma riflettè onde sulle superfici ellittiche, fornendo ulteriore energia a tutto il secondario.

Il plasma dei filamenti distrutti si abbattè verso l’interno, sul secondo serbatoio di composti di litio. Le alette di uranio238 denso appena fuori dal nocciolo del secondario, diventarono plasma denso, viaggiando attraverso il vuoto,  poi colpendo e comprimendo il contenimento tubolare di altro uranio238 intorno al contenitore centrale, che presentava la maggiore quantità di deuterio/litio/tritio.

Le forze erano immense e la struttura veniva bombardata ad una pressione superiore a quella contenuta nel nucleo di una stella. La reazione a catena raggiunse un momento di stabilità, incapace di sostenere il suo stesso tasso di crescita, ma andava accumulando una potenza pari a 1000 tonnellate di T.N.T.

Finora nessun effetto fisico percettibile era trapelato dall’involucro della bomba, sebbene ciò sarebbe cambiato rapidamente. Restava solo la distribuzione dell’energia già sprigionata da quelle leggi naturali che nulla sanno sugli scopi dei loro manipolatori.

Pronte a sprigionarsi dall’esplosione erano l’energia interna e l’energia luminosa. Il primo scoppio di luce sfuggì appena prima che la sfera di fuoco in espansione potesse bloccarla. Il secondo segui subito dopo, irradiando in tutte le direzioni. Ciò provocò l’impulso bifase tipico delle detonazioni nucleari.

L’aria assorbì una gran quantitè di raggi x e si incendiò , trasformandola in energia meccanica che si espanse in tempi diversi alla velocità del suono. Tutt’un tratto il cielo divenì di un giallo incandescente, poi rosso, poi di un violetto molto intenso e brillante. La terra si sollevò ed un’onda d’urto si levò dall’epicentro come la mano d’un gigante, Fino a 8km di distanza dall’esplosione, l’impulso termico bruciava e devastava. Le radiazioni fecero con calma il lavoro che la bomba fece all’istante.

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